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Vanessa Hedwig Smith - The Art of Impermanence

My exposure to art began in the womb. My Mom told me that when she went to see the film, “Lust for Life” she almost fainted as she watched Kirk Douglas paint in the role of Vincent Van Gogh. She didn’t know at the time that she was pregnant with me.

I suppose that what matters to me began with fairy tales. The characters in these stories seemed to be essential, not superfluous, and made of the solid characteristics of identity. They helped me with my childhood obsession to understand things and to make sense of the world. They also prepared me for a world in which we have to be strong.

One of my favorite fairy tales was one that my Mom read as a child. The story was about two sisters named Jorinde and Joringle. When speaking, one had jewels and pearls and flowers coming from her mouth. The other spewed out snakes and toads and lizards. I loved this tale because it was about kindness. I re-told this story to my Mom in the hospital just minutes before she died this past August. A painter and a visionary, Annette Fox Smith was a person who treated life with countless ways of expressing herself. Now, I am the beneficiary of a world that endlessly and visually references my Mom and which finds its way into my art and film work.

I moved to New York in 1985 and my Mom suggested I try painting. I also started making some short films. Since then I have lived and worked as a painter and filmmaker in India, England, and Nepal, and the United States, where I live now.

In 2007, I came up with the idea of making a series of films called “The Art of Impermanence,” that explore the fragility and randomness of life, including the finality of death. Two events in my life were the inspiration for the series. The first happened when my brother and I were very little. We were happily blowing a big bubble when we found out that our Grandfather had died…my Grandmother sat down in a chair and had a nervous breakdown. I learned then that nothing lasts forever.

The second event involved my husband. Prior to our meeting, my husband’s girlfriend, Gilda, had drowned in a river in Nepal. While we were dating my husband returned to this river by kayak and threw flowers out on the water. That same day, in New York, without knowing what my future husband was doing, I painted a picture of a boat on water with flowers floating on the surface.

In the first films for the series, I interviewed Tibetan Buddhist Lamas, because  Buddhism deals with how to appreciate and deal with the impermanence of life. The project evolved to include teachers, Buddhist scholars, doctors, environmental thinkers, artists, and writers. The series is 108 short films derived from 56 interviews, thousands of notes, and research. The films focus on compassion, consciousness, the environment, religion, happiness, health, creativity, and basically everything about the nature of being. Above all, the films demonstrate how the reality of impermanence permeates our lives and our world. I have learned so much from everyone I have interviewed and worked with on this project. My hope is that these films inspire others.

VANESSA HEDWIG SMITH – L’ARTE DELLA PROVVISORIETÁ

Sono entrata in contatto con l’arte già da quando ero nell’utero. Mia Madre mi ha raccontato che quando andò a vedere il film “Brama di Vivere”, è quasi svenuta nel vedere Kirk Douglas indossare i panni di Vincent Van Gogh. All’epoca non sapeva ancora di essere incinta di me.

Suppongo che ciò che conta per me abbia avuto originale dalle favole. I personaggi in queste storie sembravano essere essenziali, non superflui e con solidi tratti caratteriali. Mi hanno aiutato con la mia ossessione infantile di voler comprendere le cose e dare un senso al mondo. Mi hanno anche preparata al mondo, in cui bisogna essere delle persone forti.

Una delle mie favole preferite me la leggeva mia Madre da bambina. Si trattava della storia di due sorelle, Jorinde e Joringle. Quando parlavano, una faceva uscire dalla sua bocca gioielli, perle e fiori. L’altra buttava fuori serpenti, rospi e lucertole. Adoravo quella storia perché parlava della bontà. Ho raccontato questa storia a mia Madre mentre era in ospedale, pochi minuti prima che morisse lo scorso Agosto. Pittrice e visionaria, Annette Fox Smith era una persona che affrontò la vita con gli innumerevoli modi che aveva di esprimere se stessa. Adesso, sono io la beneficiaria di un mondo che continuamente e visivamente fa rimento a mia Madre e che trova la sua espressione nella mia arte e nei miei film.

Mi sono trasferita a New York nel 1985 e mia Madre mi suggerì di provare a dipingere. Ho anche iniziato a girare alcuni cortometraggi. Da allora ho vissuto e lavorato come pittrice e regista in India, Inghilterra, Nepal e negli Stati Uniti dove vivo ora.

Nel 2007, mi è venuta in mente l’idea di girare una serie di film intitolata “L’Arte della Provvisorietà”, che esplora la fragilità e la casualità della vita, incluso l’atto finale, ossia la morte. Due sono stati gli eventi della mia vita ad essere stati fonte di ispirazione per la serie. Il primo accadde quando io e mio fratello eravamo molto piccoli. Ci stavamo divertendo a soffiare una grossa bolla, quando scoprimmo che nostro Nonno era morto... mio Nonno era seduto su una sedia quando ebbe un esaurimento nervoso. In quel momento capii che niente dura per sempre.

Il secondo evento coinvolse mio marito. Prima del nostro incontro, la fidanzata di mio marito, Gilda, annegò in un fiume in Nepal. Nel periodo in cui ci stavamo frequentando, mio marito tornò a quel fiume su un kayak e gettò dei fiori nell’acqua. Quello stesso giorno, a New York, senza sapere cosa stesse facendo il mio futuro marito, dipinsi un quadro rappresentante una barca sull’acqua con dei fiori che galleggiavano sulla superficie.

Nei primi film della serie, ho intervistato dei monaci buddisti Tibetani, in quanto il Buddismo si occupa di come apprezzare la vita e della sua provvisorietà. Il progetto si è poi evoluto, fino a includere insegnanti, studiosi buddisti, dottori, pensatori ambientali, artisti e scrittori. La serie è composta da 108 cortometraggi nati da 56 interviste, migliaia di appunti e ricerche. I film si focalizzano su compassione, coscienza, ambiente, religione, felicità, salute, creatività e in pratica tutto ciò che riguarda la natura dell’essere. Soprattutto, i film mostrano in che modo la realtà della provvisorietà permea la nostra vita e il nostro mondo. Ho imparato tanto da ciascuna persona che ho intervistato e con cui ho lavorato a questo progetto. La mia speranza è che questi film siano di ispirazione per altre persone.